Cari lettori ecco a voi un altro film capolavoro, un’altra mia cosa così preziosa che non posso non condividerla con tutti voi, anzi è doveroso diffonderla e farla conoscere il più possibile ( anche se già molto famosa ).
Sto parlando del celebre SCENT OF A WOMAN – PROFUMO DI DONNA, film del 1992, diretto da Martin Brest, ispirato in parte al film italiano omonimo con Vittorio Gassman del 1974. Qui troviamo un cast formidabile, tra cui Chris O’ Donnel e un giovane Philip Seymour Hoffman, ma soprattutto un grandioso Al Pacino che raggiunge un livello di recitazione ai massimi livelli ed infatti sarà proprio questo film a fargli vincere il primo e unico Oscar della sua carriera, nella categoria di attore protagonista.
E’ uno di quei film che segna ed insegna, che ti fa riflettere su quanto sia importante rimanere fedele ai propri principi morali e non piegarsi o scendere a compromessi con coloro che apparentemente sembrano i più forti, i cosiddetti “potenti”, ma rimanere integri, scegliendo la strada giusta, anche se spesso quella più difficile, contro la strada della menzogna e dell’ipocrisia.
La storia inizia con un giovane studente Charlie Simms, alunno di uno dei più prestigiosi college del New England, la Baird School. Ma Charlie non è uno dei tanti viziati e ricchi figli di papà che frequentano la scuola, anzi viene da una famiglia molto modesta dell’Oregon e per questo cerca di contribuire anche lui come può alle varie spese della scuola. Così in vista delle vacanze di Natale, per potersi pagare il biglietto dell’aereo che lo porterà a casa dai suoi, il ragazzo decide di trovarsi un lavoro durante il week end del Ringraziamento. Risponde così ad un annuncio da accompagnatore e badante ad un uomo non vedente, il colonnello Frank Slade… impresa che si rivela da subito non affatto semplice. Eh già perchè il colonnello non è un uomo qualunque, anzi! Ha un carattere molto forte, spesso scontroso, provocatorio, irascibile, quasi insopportabile, indurito dalla vita, dalla cecità e dagli anni passati nell’esercito e che metteranno subito in difficoltà il nostro Charlie. E’ proprio il colonnello a stravolgere tutti i piani del week end, decidendo di partire per New York e trascinando con sé anche Charlie in quello che lui stesso definisce l’ultimo suo grande viaggio. Proprio durante questo soggiorno nella grande mela, i due iniziano ad approfondire la loro conoscenza e Charlie scopre un lato diverso e più profondo del colonnello. Un uomo che ama il sapore del whiskey, le belle macchine, tra tutte la Ferrari, sprezzante del pericolo e soprattutto grande amante delle donne, in particolar modo del loro profumo. Ma Charlie scopre anche il lato più oscuro di Slade, quello della sua profonda depressione dovuta alla cecità e che quando prende il sopravvento sembra togliergli ogni desiderio di vita. Nasce così tra i due un rapporto di reciproco aiuto e rispetto, che li arricchisce e li cambia a vicenda, dove Charlie cerca di mostrare al colonnello gli aspetti belli della vita di cui ancora può godere, mentre il colonnello cerca di trasmettere al ragazzo valori come l’onestà, l’indipendenza e il coraggio. E vedrete cari lettori come proprio i consigli e soprattutto l’intervento del colonnello Slade, saranno un aiuto fondamentale per Charlie nell’affrontare una situazione difficile che vive a scuola e che rischia di compromettere definitivamente il suo percorso di studio.
Come sempre altro non vi anticipo, ma vi invito fortemente a vedere questo film, a godere della performance di Al Pacino fatta di una fisicità impressionante ( la sua interpretazione di non vedente è così realista da annullare definitivamente l’attore per lasciare totalmente spazio al personaggio ), con le sue espressioni iconiche, come il suo celebre “UUUAAHH”, e con i suoi monologhi che sono diventati leggenda del cinema. Come non ricordare la scena memorabile dove il colonnello balla un tango con una ragazza in una sala di un ristorante, muovendosi con grazia ed eleganza ( pur essendo non vedente) e guidando la giovane donna con sicurezza sulle note della bellissima “Por una cabeza”. “ Non c’è possibilità di errore nel tango, Dana. Non è come la vita. Per questo il tango è così bello: commetti uno sbaglio, ma non è mai irreparabile, seguiti a ballare.”
Ma soprattutto cari lettori il monologo finale con la famosa arringa del colonnello nei confronti del preside e dei responsabili della prestigiosa Baird School, posso dire che è senza dubbio uno dei monologhi più intensi e significativi del cinema e vale tutto il film!
E ricordate sempre la grande verità espressa in una frase del colonnello “ Non c’è niente di peggio che assistere alla stupida amputazione di un’anima perché per quello non c’è protesi…”
