TUTTA LA VITA DAVANTI

Cari lettori eccomi di nuovo con voi dopo il lungo ponte del 1 maggio; ed è proprio in riferimento all’importantissima festa dei lavoratori da poco passata che voglio proporvi un…

Cari lettori eccomi di nuovo con voi dopo il lungo ponte del 1 maggio; ed è proprio in riferimento all’importantissima festa dei lavoratori da poco passata che voglio proporvi un film italiano, una commedia amara (tipica del nostro cinema), che affronta proprio le tematiche del lavoro e del precariato che purtroppo ancora oggi colpisce il nostro ambiente lavorativo, soprattutto i giovani.

Il film è TUTTA LA VITA DAVANTI del regista Paolo Virzì, uscito nel 2008 e che ha ottenuto importanti riconoscimenti tra cui il Nastro d’Argento sempre nel 2008 per miglior regista e migliore attrice non protagonista a Sabrina Ferilli.

Il film è ambientato nel mondo dei call center, mondo che ci viene raccontato dalla protagonista, Marta, una ragazza che pur essendo laureata con il massimo dei voti in filosofia non riesce con il suo titolo a trovare un lavoro e quindi, come ripiego, accetta di entrare proprio in questa azienda di call center che vende un elettrodomestico futuristico.

Ma ben presto Marta scopre una realtà folle e assurda dietro questa azienda, dove i ragazzi e le ragazze vengono plagiati, fomentati dalle regole imposte da questa società, tutta basata sul profitto. Per far raggiungere questo obiettivo, vengono usati infatti dai responsabili diversi trucchi per stimolare i loro dipendenti e farli sentire “apparentemente” parte di una grande famiglia. Ad esempio viene premiato ogni mese il lavoratore che ha chiuso maggior contratti telefonici, oppure la sigla del buongiorno che apre ogni giornata lavorativa, o i vari coretti motivazionali, come se fossero in una sorta di reality show. A dirigere questa azienda è la responsabile (Sabrina Ferilli) e il direttore (Massimo Ghini), che in apparenza si pongono quasi come guide e consiglieri pieni di umanità dei loro dipendenti ma in realtà sono solo degli aridi approfittatori, pronti a tutto pur di raggiungere l’obiettivo prefissato.

Marta inizialmente guarda in maniera distaccata a questa realtà, in modo ironico, cercando di non farsi coinvolgere più di tanto, ma anche lei col tempo cede alle regole dell’azienda, cadendo nel tranello del guadagno e della massima ricompensa e calpestando ogni principio umano. Sarà l’incontro con il sindacalista Giorgio a riportare Marta alla realtà e a farle però anche comprendere come spesso i principi e i diritti che il sindacato cerca di far valere a questi lavoratori, finiscono in fumo, in un mondo che difficilmente può o vuole essere cambiato.

Cari lettori non vi anticipo il seguito del film, ma come sempre vi invito a vederlo e a gettare lo sguardo su di un mondo spietato, dove tutti sfruttano tutti, dove l’umanità è dimenticata, dove i giovani non sono aiutati, ma vittime di una società che spezza i loro sogni, negando loro il futuro e dove il precariato, che si nasconde dietro i cosiddetti Co.co.co, sembra essere l’unica strada percorribile. E’ una commedia agrodolce, a volte nera, che fa sorridere, ma amaramente, e che denuncia, senza cadere nel pietismo, evidenziando il grottesco di questi ambienti e di chi ci lavora. Tutto questo è reso in modo magistrale da un grande cast a partire da una straordinaria Isabella Ragonese ( Marta ) ad una Sabrina Ferilli che interpreta la dirigente dell’azienda ( nel lavoro tremenda e spietata ma nel privato profondamente sola e fuori dalla realtà) , ad un bravissimo Massimo Ghini, capo dell’azienda, e anche altri personaggi che impreziosiscono il film come Micaela Ramazzotti ( ragazza “ sciroccata” e collega di Marta nel lavoro) o Valerio Mastrandrea ( il sindacalista) ed infine, Elio Germano, uno dei dipendenti, vittima delle regole imposte dall’azienda.

Quindi cari lettori non perdetevi questo gran film che arricchisce il nostro cinema italiano e che ci porta a riflettere su di una realtà desolante che colpisce la nostra società e soprattutto i nostri giovani.