I GIORNI DI VETRO

Cari lettori pur essendo passato il 25 aprile, voglio omaggiare e far memoria di questa ricorrenza importantissima che ha dato a tutti noi la libertà e voglio farlo proponendovi un…

Cari lettori pur essendo passato il 25 aprile, voglio omaggiare e far memoria di questa ricorrenza importantissima che ha dato a tutti noi la libertà e voglio farlo proponendovi un gran libro ambientato proprio in quel tremendo periodo storico, quando l’Italia era per metà ancora sotto la dittatura fascista, mentre i partigiani sulle montagne portavano avanti la lotta per la liberazione.

Il libro è I GIORNI DI VETRO di Nicoletta Verna pubblicato nel 2024 e che ha ottenuto subito grande riscontro tra i lettori e la critica, vincendo diversi premi tra cui il Premio Manzoni al romanzo storico 2024. E’ un libro intenso, toccante, che parla di fragilità ma anche di resistenza, di come in un periodo così difficile e buio, come gli anni del fascismo e della guerra, la speranza cerca sempre di trovare la sua strada e lo fa attraverso i protagonisti di questo romanzo che non hanno mai ceduto all’orrore ma hanno cercato sempre di trovare un appiglio, una luce nelle tenebre del tempo. Vi anticipo che ci sono momenti e scene raccontate nel libro molto forti e impressionanti, ma cari lettori non è altro che la realtà di quello che è accaduto ed è importante anche questo realismo a tratti così crudo, proprio per farci ricordare a cosa può arrivare l’uomo, a che livelli di brutalità e annientamento.

La storia inizia subito col presentarci la protagonista Redenta, una ragazza considerata strana da tutti i suoi paesani di Castrocaro ( in Emilia ), sia perchè molto silenziosa ( molti la considerano muta ), che sembra quasi vivere rinchiusa in un mondo tutto suo, ma anche perché molto fragile fisicamente, con una gamba, come lei la definisce, “matta “ a causa di una poliomielite avuta da piccola.  Ma Redenta nel suo silenzio riesce forse a comunicare più di altri, in particolar modo con Bruno, suo amico di infanzia, che l’ha sempre protetta da tutto e da tutti. Come dice Redenta “Avevamo gusti diversi, idee a rovescio, eppure mi sembrava l’unico che sapeva capirmi. Perché avevamo una cosa uguale: ci sentivamo estranei al mondo, sebbene per motivi contrari. Io perché avevo paura di tutto, lui invece perché aveva troppo coraggio, e questo lo allontanava dalla gente.” Crescendo i due si innamorano ma Bruno, pur promettendola di sposarla, la disonora pubblicamente per difendersi dai fascisti che lo seguivano da tempo. Bruno infatti grazie a Redenta si salva, ma lascia il paese per unirsi, come poi vedremo, con i partigiani sulle montagne.

Redenta abbandonata e disonorata non può far altro che sottostare alla volontà del padre e andare in sposa ad un gerarca fascista, Vetro, che inizialmente gentile e premuroso, in realtà dopo il matrimonio si rivela un uomo violento e sadico che la minaccia di morte ogni giorno della sua vita.

Da qui si apre un nuovo capitolo del libro con un’altra protagonista, Iris, una ragazza colta, di buona famiglia ( l’opposto di Redenta ) che viene mandata a vivere in una famiglia di marchesi, attivi clandestinamente nella lotta al fascismo. Proprio qui Iris conosce Diaz, un ragazzo partigiano amico dei marchesi, se ne innamora e decide di seguirlo sulle montagne, per unirsi anche lei alla guerra contro la dittatura.

Iniziano così due storie parallele, quella di Redenta e quella di Iris, due storie che inizialmente sembrano non avere nulla in comune, ma alla fine in realtà si intrecciano, si incrociano, condividendo uno stesso tratto della storia e anche alcuni dei suoi protagonisti.

Cari lettori come sempre non vi anticipo altro, però vi invito a leggere questo romanzo, pieno di pathos, di colpi di scena, con una ricostruzione molto ben accurata dell’ambiente e del contesto storico del tempo, dove emerge tutta la violenza della guerra, degli orrori della dittatura fascista e del sacrificio di tanti partigiani o anche di semplici cittadini, morti per la libertà.

Ma in questo orrore c’è chi non smette mai di credere nell’umanità e nella speranza in un mondo migliore, che oggi cari lettori, possiamo vivere grazie a tutti coloro che hanno dato la vita nell’opporsi all’odio e alla cultura della morte, seminando così semi di speranza.

“Le speranze sono gli scarti della felicità: ciò che ci tiene vivi quando il resto si decompone”.