Cari lettori in questo pomeriggio in cui sembra essere tornato l’inverno, voglio scaldare i vostri cuori e le vostre menti con un altro grande libro, in questo caso una bellissima trilogia ” Il mio nome è Nessuno ” dove il famoso scrittore storico Manfredi ci riporta alla mitica storia dell’Odissea e quindi alla figura di Odisseo ( Ulisse ), partendo dalla sua infanzia, al suo lungo viaggio da Troia ad Itaca, per andare poi oltre , superando i limiti consentiti ad ogni mortale.
La scrittura di Valerio Massimo Manfredi compie qui un’operazione letteraria affascinante, ovvero quella di spogliare il mito dalla sua sacralità epica per restituirgli una dimensione umana e carnale. Invece di osservare Odisseo dall’esterno, come accade nel testo omerico, ecco che veniamo proiettati nella sua mente, nei suoi dubbi e pensieri. Il protagonista non è più soltanto l’eroe celebrato dai poeti, ma un uomo che vive ogni cicatrice, ogni perdita e ogni dubbio che lo rende estremamente vicino a noi.
Il primo grande merito del romanzo risiede nella capacità dell’autore di ricostruire l’infanzia e la giovinezza di Odisseo a Itaca, un periodo che nel mito classico rimane spesso in ombra. Manfredi ci mostra la formazione di un re che è innanzitutto un uomo di terra e di mare, istruito dal nonno Autolico nell’arte dell’astuzia e della sopravvivenza. Questa parte del racconto è fondamentale perché getta le basi psicologiche del personaggio: capiamo che la sua celebre intelligenza, non è un dono divino calato dall’alto, ma uno strumento affilato con l’esperienza, il dolore e l’osservazione attenta del mondo che lo circonda.
Quando la narrazione della trilogia si sposta verso la guerra di Troia, lo stile di Manfredi cambia, si fa più serrato e concreto. Sentiamo il peso delle armature di bronzo sotto il sole implacabile, l’odore del cuoio e del sudore negli accampamenti e il suono sordo dei carri che corrono sulla piana dello Scamandro ( qui si esprimono in pieno le nozioni archeologiche dello scrittore). La guerra non è descritta come una serie di duelli gloriosi, ma come un logorante conflitto fatto di fango, sangue e decisioni morali laceranti, dove Odisseo si distingue non per la forza bruta di un Achille, ma per la sua capacità di guardare oltre l’orizzonte del campo di battaglia, verso un futuro che intuisce già essere precario.
Segue il tema centrale del ritorno, trattato con una malinconia profonda che permea ogni pagina della seconda parte dell’opera. Il viaggio nel Mediterraneo diventa una discesa agli inferi interiore, dove i mostri e le divinità avverse rappresentano le sfide psicologiche di un uomo che ha perso tutto tranne se stesso. Manfredi ci descrive con un realismo storico gli elementi fantastici, come le creature mitologiche, in modo che appaiano spaventose e reali, pur mantenendo un legame con la natura selvaggia e ignota propria del mondo antico.
Cari lettori non perdetevi questo libro che vi porterà a capire maggiormente Odisseo, il suo viaggio, la sua natura stessa di uomo mortale che nonostante tutto sfida il tempo. E’ proprio il tempo ad assumere un rapporto particolare con il nostro eroe. Odisseo è infatti l’uomo che non accetta l’eternità offerta dalle dee perché preferisce la propria mortalità, l’amore imperfetto ma vero di Penelope e la terra aspra ma a lui cara di Itaca. Manfredi scrive un’autobiografia immaginaria che scorre come un grande racconto d’avventura, ma che ci porta ad una riflessione sulla resilienza dello spirito umano e sulla ricerca instancabile di un luogo da poter chiamare casa.
” Sarai tu, con le tue azioni e le tue imprese, con la forza del tuo braccio e della mente a dare un senso al tuo nome. Ci può essere grandezza e dignità anche nel destino più amaro, se il tuo cuore sarà forte e impavido, se non tremerà di fronte ad alcuna sfida, di umani o dèi, di uomini valorosi e leali o di selvaggi che non rispettano le leggi dell’onore. Avrai la vita che meriti. “
