DEAD POETS SOCIETY – L’ATTIMO FUGGENTE

Cari lettori eccoci con un film che fa parte delle mie cose super preziose e che ha conquistato diverse generazioni perché è uno di quei film che ti rimane dentro,…

Cari lettori eccoci con un film che fa parte delle mie cose super preziose e che ha conquistato diverse generazioni perché è uno di quei film che ti rimane dentro, ti segna in profondità e una volta visto …nulla sarà come prima. Tanti vedendo questa pellicola, si sono avvicinati al mondo della letteratura e della filosofia, per una visione nuova sulla libertà del pensiero e della parola e che ha risvegliato in loro quella sete di conoscenza che a volte il tempo o l’educazione hanno sopito. 

Sto parlando di un’opera senza tempo, ovvero DEAD POETS SOCIETY – L’ATTIMO FUGGENTE, film del 1989 diretto da Peter Weir con un’indimenticabile interpretazione del grande attore Robin Williams. Film che ha vinto giustamente diversi premi, tra cui il premio Oscar come miglior sceneggiatura originale nel 1990 e il premio BAFTA come miglior film, sempre nel 1990.

E’ un’opera universale, che ci interroga su quale sia il vero senso dell’educazione, sul ruolo dell’autorità sia istituzionale che genitoriale e soprattutto su come la conoscenza, la poesia, non sono solo parole noiose che rimangono chiuse tra le pagine di un libro, ma diventano esperienza viva, quasi un atto liberatorio.

Ci troviamo in un college maschile del Vermont nel 1959, college dove ancora regnano regole molto rigide sull’educazione e l’insegnamento basate soprattutto sulla tradizione e l’obbedienza. Ma ecco che a spezzare questo clima conservatore e a portare una ventata di novità, arriva un nuovo professore di Lettere, il prof. Keating che da subito cerca di portare i suoi studenti ad un diverso approccio allo studio della poesia, non più parole morte stampate su dei libri, ma esperienza viva, per coglierne la bellezza, la passione e per scoprire tramite i versi, se stessi.

“ Non leggiamo e scriviamo poesie perché è carino: noi leggiamo e scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana; e la razza umana è piena di passione. Medicina, legge, economia, ingegneria sono nobili professioni, necessarie al nostro sostentamento; ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l’amore, sono queste le cose che ci tengono in vita.”  Da subito gli studenti rimangono affascinati dalle parole del loro nuovo professore e cercheranno di metterle in pratica, riunendosi ad esempio, di notte, in una grotta, per leggere le poesie e fondando la loro “ Setta dei poeti estinti “  o vivere in pieno ogni attimo della vita, il cosiddetto CARPE DIEM , che spesso ripete loro il professore.

Ma cari lettori sappiamo che spesso la novità o un nuovo modo di pensare e di insegnare, incontrano l’ostilità e la chiusura ottusa del mondo benpensante.

E nel film questo si traduce nell’opposizione del tradizionale corpo docenti che vede in modo negativo questi nuovi metodi di insegnamento, ma anche l’ostilità da parte dei genitori stessi che non vogliono che le menti dei loro figli vengano alimentate da “stupidaggini” e fantasie inutili, compromettendo una carriera per loro forse già prestabilita. E’ il caso di un giovane studente, amante del teatro, che incoraggiato dal professore decide di intraprendere questa strada, ma che viene poi duramente ostacolata dal padre…fino ad un risvolto, ahimè, tragico.

Cari lettori non vi anticipo il seguito e soprattutto il finale (anche se penso che molti di voi ben conoscono), ma per coloro che non lo hanno visto o non lo ricordano bene, vi consiglio come sempre di recuperarlo per non perdervi un film che farà breccia nei vostri cuori.

E ricordatevi sempre come lezione di vita, le parole del prof. Keating, “Carpe diem, cogliete l’attimo ragazzi, rendete straordinaria la vostra vita”.